Robert Akrawi


"Unaltered Cameroon"    21 Agosto | 16 Settembre 2010

 

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Robert Akrawi | Unaltered Cameroon | copyright

 

Robert Akrawi | Unaltered Cameroon | copyright

 

immagini di Robert Akrawi | ©

 

Robert Akrawi è Il quarto autore che si aggiunge a quelli sinora proposti (Cazzannelli, Sommaruga e Maione) per completare il progetto espositivo di Phf Photoforma per il 2010 (basato sul doppio filone del paesaggio naturalistico e sul reportage sociale).
Originario dell’Iraq, naturalizzato americano e sposatosi con un’italiana, Robert Akrawi possiede, non solo per statuto biografico, una personalità poliedrica e assai ricca sotto il profilo intellettuale.
Egli appartiene ad una enclave religiosa cristiana che, da generazioni, tramanda la saggezze della cultura aramaica (nei villaggi ove ha avuto luogo l’infanzia di Robert, si parla ancora un dialetto aramaico, chiamato Sureth e nelle liturgie si usa l’aramaico, che era la lingua di Gesù). La sensibilità che egli impiega con straordinaria efficacia espressiva nel proprio lavoro di ricerca fotografica, si è sviluppata in ambiti socio-culturali non sempre favorevoli: ricordiamo, solo brevemente, che le minoranze cristiane irachene sono state soggette a grandi  e sistematiche persecuzioni.
Sensibilità e particolare condizione professionale, consentono all’autore di essere testimone, in luoghi e terre impossibili, di realtà umane assolutamente peculiari.
La selezione proposta presso lo Spazio Espositivo Pretto è costruita con tredici immagini nella gallery esterna ed altrettante all’interno del negozio Pretto. La rassegna è stata costruita visionando centinaia di scatti e, per precisa scelta dell’autore, propone il titolo, volutamente non tradotto in italiano: “Unaltered Cameroon”.
Con tale soluzione, l’autore indica una cosa che gli è rimasta impressa nella mente in maniera indelebile: il mondo che ha fotografato, nonostante le oggettive condizioni socio-economiche in cui versa, possiede qualcosa di unico ed “inalterato”. Aldilà della precisione legata alla traduzione letterale dell’aggettivo,  l’accezione a cui pensa Robert per il suo lavoro è, con ogni probabilità, quella di “incontaminato”.

 

Robert Akrawi | "Unaltered Cameroon"

 

Robert Akrawi, infatti, riuscendo a fotografare gruppi sociali quanto mai diversi e all’interno dei loro ambienti quotidiani (familiari o pubblici), si è imbattuto in situazioni in cui la gente ha sempre dimostrato una gioia istintiva per ciò che la vita offriva loro.
Questa idea, ovviamente, non è la prevedibile e romantica banalità occidentale che assegna a questi luoghi un fascino particolare solo perché “diversi”. Proprio rispetto all’esito espressivo dell’indagine fotografica, lo statuto di diversità di alcune situazioni (che in alcuni casi rasenta l’indigenza vera e propria e segna paurosamente il divario fra chi possiede tutto e chi non ha quasi nulla), non può essere, tout-court, un alibi con cui certificare l’originalità di un lavoro. La riflessione di Akrawi (che vive fra l’Italia e Detroit), e che conosce assai bene queste facili “trappole”, si spinge ben oltre.
Superando il consunto approccio reportagistico, l’autore entra in una dimensione di “contatto” con le persone che ritrae che è originalissima e feconda. Non solo sotto il profilo fotografico (evidenza che sarebbe di per sé già qualificante), ma anche, e con ben altra statura, in quello socio-antropologico.
La fotografia di Akrawi è diretta, partecipata, empatica. Fra lui ed il soggetto ritratto è quasi sempre manifesta l’intenzionalità del fotografo a voler riprendere le situazioni. E tuttavia, la grande capacità comunicativa di Robert, che talvolta nel suo sguardo appare dotata di un particolare magnetismo, riesce a spingerlo dentro le situazioni con l’impiego di lunghezze focali apparentemente improbabili (se non addirittura impossibili) per il tipo di lavoro affrontato (il grandangolare dell’autore contempla la realtà e, al tempo stesso, la distorce...). La creativa ripresa di Akrawi, praticata con gli azzardati tagli dal basso e le angolature prospettiche al limite del surreale, dimostra che ci troviamo di fronte ad un fotografo maturo, etico e molto preparato.
Akrawi riesce a farsi coinvolgere nelle situazioni in maniera talmente empatica da poter ritenere, alla fine, che il fatto che egli abbia in mano una camera per  riprendere fotografie, sia un mero accidente.
Con questo approccio metodologico, reso possibile dal background culturale e sociale di Akrawi, ecco che i ritratti dei bambini camerunesi, delle donne affaccendate ai lavori, degli anziani, dei “guerrieri” che chiedono una posa, di improvvisate “modelle” danzanti nell’acqua, divengono straordinarie icone di un racconto fotografico ricco e appassionante. Sequenze costruite con le espressioni dei volti, le luci, le ombre, le atmosfere, che ci rendono partecipi, con la stessa empatia utilizzata dall’autore, di questo avvincente tessuto narrativo.
Fra i tanti, incredibili itinerari visivi identificati da Robert Akrawi, quello sui bambini camerunensi (ritratti in posa singola o in gruppo) è il più avvincente. Dai loro sorrisi e dai loro occhi emerge, sempre, una straordinaria “forza vitale”: guardano spesso, divertiti, nella fotocamera dell’autore e sembrano voler riscattare, attraverso la loro gioia spontanea, una condizione sociale che viaggia sul labile confine della precarietà esistenziale. Grazie alle sue invenzioni, Akrawi riesce a farci scorgere, con ammirevole precisione calligrafica, i segni evidenti di tale antinomia.
Materiale visivo fecondo: per la nostra sempre più distratta cultura fotografica e, ancor più, per la nostra mente…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© [Luca Chistè, agosto 2010]  

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